RIFLESSIONI NOTTURNE

E’una notte calda, torrida direi di un’estate ufficialmente non ancora cominciata, con quegli anticicloni ai quali ora i cronisti accreditano quei nomi assurdi dati da qualche meteorologo a caccia di notorietà. Ho voglia di scrivere, un po’di sfogarmi, e certo non lo posso fare in quel sito-testata che sto curando con grande passione e difficoltà anche tecniche, e che per ora mi ripaga solo con qualche soddisfazione.

Ho 49 anni, a fine dicembre ho perso il mio lavoro ancora senza capire esattamente come, o forse lo ho capito fin troppo. Alla radio sento le voci dei miei ex colleghi, beninteso alla radio, solo lì li sento, quando ascolto ancora le radio private, perché le mie preferenze vanno sull’ “antica” Rai, e talvolta forse anch’io mi sento un po’ fieramente antico per certe modernità. Loro sono in onda e io sono fermo. Anzi no, in fondo ho la mia postazione con computer, nella mia stanza, ho il telefono, e in più, invece di vedere qualche faccia che oggi forse mi guarderebbe un po’imbarazzata, vedo quella di mia madre, che per troppi anni di vicende lavorative romane ho visto troppo poco. E sono in onda anch’io: sul web.

Ma è logico che ti fai tante domande, specie in queste ore notturne, calde, insonni. Nei giorni scorsi alla radio (già, sempre la radio…) ho sentito gli autori di un libro intervistati da Lorella Cuccarini che suggerivano di “reinventarsi” e “cavalcare la crisi”. Già, a dirlo sono bravi tutti.

Sto cercando di creare qualcosa, in proprio, partendo da quel sito, da quella testata. Ma si va sempre a finire sulle radio. Anche quando mi chiamano per qualche conferenza, naturalmente da me vogliono la radio. Per forza. E’il mio mondo, nel quale mi piace stare, anche se oggi la radio è a tutti gli effetti un lavoro, anche se nelle mani, talvolta, di editori che credono quasi che la gente dovrebbe pagare, perché loro offrono la possibilità di divertirsi. E’con mentalità di questo tipo che il mondo radiofonico è andato a picco. Oggi quel mondo – e non solo quello – non ha soldi, e se tu cerchi di produrre qualcosa di qualità diventa difficilissimo farlo entrare in circolo in modo tale che possa essere ascoltato. E tutti, poi, lo vorrebbero “agratisse”, perché non hanno gli occhi per piangere. Infatti piagnucolano…

Qualche volta penso sinceramente di cambiare lavoro: ma quale, se non ce n’è? E poi dove mi giro? Non mi vedo con la capacità di un artigiano, io sono sempre stato un artigiano del microfono, ho sempre portato a casa i miei servizi giornalistici, i miei gr, i miei tg. Ho fatto i miei sbagli, ma qualche volta mi pare di pagarli troppo ed immeritatamente.

Vorrei ripartire. Possibilmente ricominciando da me. Ci sto provando, con tutti i problemi che possono arrivare da una liquidazione non ancora ricevuta, dagli strascichi di un’esperienza romana che ritengo conclusa per tanti motivi, dalla consapevolezza di un’età nella quale risalire è difficile.

Guardate la RAI, e non solo lei: “rottama” i conduttori storici, li toglie dal video dando loro incarichi di rilievo. Improvvisamente, dalla politica in poi, è tutto un voler rottamare l’esperienza. Ma dico: li vogliamo un po’rispettare i “vecchi” del mestiere, e magari lasciare che facciano quello che sanno fare meglio? Io ho sempre pensato che ci sia spazio per tutti, anche se ultimamente il mio spazio fatico molto a trovarlo. Sono sul web, eppure pare che il mondo fatichi a vederlo, mentre un coreano fa una canzoncina e il video diventa “virale”…

Sono convinto che riuscirò a ripartire, periodi del genere li ho già vissuti anni fa, quando uscii da un’Antenna Tre (prima gestione) che dopo avermi sottratto – per motivi di età – la possibile direzione, voleva relegarmi in un ruolo assurdo ed antipatico dopo avermi fatto fuori dalla guida della redazione di Venezia. Ero offeso, perché si era dato più ascolto a dicerie di qualcuno invece che fidarsi del mio lavoro e della mia persona, che il titolare di allora conosceva da anni. Non so, con l’età di oggi, come reagirei. So che allora restai fermo un anno. E poi è successo ancora, dopo Radio 101, aspettando un incarico che non arrivò e poi trovando una ciambella che, con il senno di poi avrei lasciato andare…

La differenza è l’età: la prima volta avevo 26 anni, la seconda 40. Basta come differenza, anche se rispetto al momento attuale ce n’erano delle altre. Ma bisogna ripartire: “Io di voce ce ne avrei, ma non per gridare aiuto” cantava Morandi in quell’affresco di Mogol che si chiama “Uno su mille” e che è ispirato proprio alla caduta e risalita di Morandi.

Ma ogni tanto c’è il bisogno di sfogarsi, anche se ho abbastanza buonsenso da glissare su alcune cose, che poi sono quelle che rischiano di inacidire le persone. E’ il pregio, o forse il limite, di essere perbene. La mattina ti guardi allo specchio senza problemi. Ma qualche volta pensi anche che dalla vita, meriteresti qualcosa di più, che oggigiorno è proprio il minimo indispensabile.