ALFREDO PROVENZALI HA DEFINITIVAMENTE RESTITUITO LA LINEA

A vederlo lavorare, raccontare le vicende sportive, lo si considerava un giovane di 78 anni. Talmente giovane che ogni domenica, ancora, perfino quando giocava la serie B, partiva con l’aereo dalla sua Genova a Roma per condurre la trasmissione che amava, che considerava un pezzo della sua vita. Alfredo Provenzali è morto nella notte che introduceva al suo compleanno. Nato a Sampierdarena e tifoso della Sampdoria, anche se in onda mai lo fece capire, ma legato molto anche all’isola d’Elba, da dove proveniva il padre. Aveva studiato ingegneria navale, ma abbracciò presto il giornalismo, la cronaca di tutti i tipi, non solo quella sportiva, e già nel 1966 incontrò Tutto il calcio minuto per minuto. Ma la sua passione era la pallanuoto, insieme con il nuoto. Aveva ereditato il ruolo di radiocronista degli sport acquatici da Nico Sapio, suo collega e concittadino, morto tragicamente con la nazionale di nuoto in un incidente aereo a Brema. E poi il ciclismo, Giro e Tour, spesso dalla motocicletta. Raccontò eventi come i successi di Novella Calligaris nel nuoto, e il record dell’ora di Francesco Moser a Città del Messico, i famosi km 51,151 del 23 gennaio 1984.  Raccontava con un certo orgoglio di avere bruciato in Giappone tutte le esclusive Fininvest con un semplice telefono a monete dal quale annunciò in diretta al giornale radio del primo mattino,nel 1989, la vittoria del Milan contro il Nacional Medellin nella Coppa Intercontinentale, oppure quando ai mondiali del 1970 in Messico visse la finale Italia-Brasile nascosto negli spogliatoi degli azzurri per carpirne le prime dichiarazioni. Una volta alla radio ha confessato anche il disagio quando, tornato a casa dalle olimpiadi di Monaco, la figlioletta aveva pianto perché non lo aveva riconosciuto. Aneddoti che regalava in ogni occasione, in ogni trasmissione nella quale poteva derogare dal suo ruolo di cronista. Era considerato con Ameri, Ciotti, Ferretti e Luzzi, uno dei grandi radiocronisti, e nel 1992 passò allo studio centrale, in fureria come amava dire, regalando introduzioni da antologia scritte rigorosamente a mano, prima di snocciolare la rituale scaletta dei campi collegati, una peculiarità che nel basket sapeva rendere propria anche Massimo Carboni. Spesso Provenzali lanciava autentiche frecciate al calcio-spezzatino, che ad un amante della contemporaneità come lui, cresciuto alla scuola di “scusa Ameri” e “a te Ciotti”, non poteva che rimanere indigesto. Una delle sue ultime conduzioni, impeccabile e difficilissima, fu quella del giorno della morte in campo di Piermario Morosini. Poi, per una malattia, il passaggio del testimone nelle ottime mani di Filippo Corsini che con lui ha condiviso anni di studio centrale perpetuati da questa fotografia che scattai alcuni anni fa, ed un altro dei grandi del nostro mestiere che dalla cronaca, purtroppo, passa alla storia.

Davide Camera
(dal mio sito www.cdnews.it)