QUESTO SI’ CHE E’ UN AIUTO

Dell’esame per diventare giornalista, che io ho sostenuto e anche piuttosto bene, si parla spesso, e in molti casi a sproposito. Chi non lo deve superare o magari non lo ha passato e ne parla, in genere, lo definisce poco più che una stupidaggine. Chi lo deve passare – e fra questi ricordo quando lo dovevo passare io – cade nell’esagerazione opposta. La verità, in genere, sta nel mezzo, ma te lo fanno capire solo l’esame stesso, quando lo hai superato, oppure i corsi propedeutici come quello, importantissimo, di Fiuggi. Mi è capitato tra le mani, poiché dovevo procurarlo ad un collega, questo manuale, non più di 260 pagine ed un prezzo abbordabilissimo (10 euro). Lo ha dato alle stampe l’Ordine dei Giornalisti del Veneto, ma soprattutto lo ha scritto Orazio Carrubba, giornalista di lunga militanza, in passato anche caporedattore della Rai di Venezia, che in qualità di commissario di esame ne ha viste di cotte e di crude. Potrei dire, leggendolo oggi, e quindi senza il patema dell’esame, che questo manuale per nulla pesante, né ripetitivo come altri testi ben più ambiziosi e rinomati, riporta in pieno, nella sua normalità, il clima dell’esame stesso. Che cosa sia meglio fare e non fare, quali possono essere le domande ricorrenti dei commissari, come prepararsi per la prova scritta, e in più una sorta di “Bignami” degli argomenti più “gettonati. E tanti consigli, come giornalista e come commissario, quindi dalla parte del collega che si rivolge a un lettore che generalmente ritiene già esperto di redazioni, di notizie, servizi, lanci e così via, ma alla sua “prima volta” (si spera) davanti alla commissione. E’un libro che però – ad un non addetto ai lavori – fa capire l’utilità dell’esame come momento di verifica per una preparazione professionale che, a mio modesto avviso, è  essenziale per dare le notizie, nonostante la professione del giornalista sia in giro spesso considerata molto più facile di quanto sia, credetemi, ve lo dico “dal di dentro”. Scrive Carrubba: “Ad occhio e croce (il giornalista, ndr.) quasi tutti se la sentirebbero di farlo come e meglio di voi. Né più, né meno, come potrebbero fare il Commissario tecnico della Nazionale di calcio, od occupare un seggio in Parlamento”. Poi, però, aggiungo io, agli esami scritti c’è un sempre più alto numero di bocciati…allora, forse, così semplice non è…

Ad ogni buon conto, mi piace sottolineare un episodio personale, che è un po’ la molla che mi ha spinto a leggere e consigliare questo libro: Orazio Carrubba è stato uno dei miei commissari di esame. Nella parte dedicata all’attesa del candidato, dopo l’orale, per sapere se ce l’ha fatta, Carrubba scrive: “E se nel frattempo non esce qualche Commissario sorridente che vi tranquillizza, siete davvero in bilico”. Nel mio caso il commissario sorridente fu proprio lui, Orazio Carrubba. Anzi, non era del tutto sorridente, perché si era commosso: tra le vittime del terrorismo a Mestre(domanda che mi aveva posto lui) avevo ricordato Sergio Gori, dirigente del Petrolchimico di Marghera. Carrubba mi disse: “Abitava vicino a casa mia e non se lo ricorda mai nessuno”. Questa commozione di Orazio mi è rimasta dentro, come quell’esame che oggi rivivrei nella sua intensità. Rifarlo proprio no… anche perché scrive Carrubba naturalmente citando Eduardo: “Gli esami non finiscono mai”.