ALFREDO DANTI

Alfredo Danti

In un periodo nel quale si va ad opposti estremi, da specializzazioni troppo esasperate, a personaggi senza arte né parte che fanno un po’di tutto, e lo fanno così così, credo sia il caso di ricordare qualcuno che sapeva fare tante cose e le faceva bene: Alfredo Danti.

Il nome probabilmente non dirà molto neppure a chi è appassionato di televisione, eppure più di una generazione dovrebbe essergli grata, perché Danti fu uno dei più importanti sceneggiatori e registi di Carosello: sua è tutta la serie di Gringo della Carne Montana, tutta scritta in rima, una delle specialità di Danti. Ma il suo volto e la sua voce erano noti a tutti perché lo conoscemmo come speaker alla Rai di Milano, quando gli annunciatori leggevano il Telegiornale Sport.

Se a Roma Riccardo Paladini e poi Luigi Carrai, Marco Raviart, Gianni Rossi ed Edilio Tarantino divennero i volti del telegiornale, a Milano proprio Alfredo Danti fu, con Gino Capponi, Renato Brasili, Mario Malagamba e più avanti con un giovane Bruno Talamonti uno dei “volti” delle notizie sportive. L’idea di questo pezzo per ricordarlo mi è venuta proprio rivedendo Danti e Capponi leggere insieme con un altro volto storico “romano”, Giuseppe D’Amore, un’anomala edizione della Domenica Sportiva, il 30 novembre 1975, in occasione di un lungo sciopero audio-video dei giornalisti che si limitavano “alla stesura dei testi scritti”, come leggeva Capponi all’inizio.

Ma torniamo ad Alfredo Danti, milanese, classe 1924. La sua poliedrica attività inizia come attore di teatro, seguendo il padre, ed in seguito, quasi naturalmente, approda in questa veste alla radio, dove inizia anche a rivestire il ruolo di annunciatore, leggendo molto spesso il Gazzettino Padano, uno dei principali appuntamenti regionali radiofonici, unico oggi a sopravvivere ancora come testata all’interno della TGR della Rai. Naturalmente, però, Danti per la radio continua a recitare, facendo parte della compagnia teatrale di Radio Milano, con Raffaele Pisu e Pierluigi Pelitti. Inoltre con la compagnia di Marcello Giorda partecipa a dei drammi gialli.

La sua voce bella e particolarmente duttile faceva sì che venisse utilizzato molto per le caratterizzazioni, che in genere era difficile chiedere agli annunciatori dell’epoca, che avevano voci impostate che difficilmente uscivano da un’ufficialità stile “lo ha detto la radio”. Alfredo, in questo, faceva decisamente eccezione, anche perché, rispetto ai suoi colleghi, sviluppava un’attività artistica parallela legata alla scrittura. A parte scrivere poemetti e poesie con rime baciate, una peculiarità che continuerà per tutta la sua vita, Danti stava scoprendo Carosello, nato nel 1957. La pubblicità televisiva era ancora in fase embrionale, e quindi c’era bisogno di bravura, versatilità e creatività, di gente che sapesse fare più cose ed amasse sperimentare.

Il nome di Alfredo Danti è principalmente legato alla Gamma Film di Gino e Roberto Gavioli, studio milanese che ha prodotto moltissimi caroselli passati alla storia, in gran parte con personaggi di animazione. Molti di questi caroselli erano scritti proprio da Alfredo Danti, che poteva permettersi anche di recitarne da annunciatore i tradizionali “codini”, o di fare la voce del protagonista, come nel caso di Caio Gregorio, “er guardiano der Pretorio”(Terital). Danti è apparso anche come attore nei caroselli della Brillantina Linetti interpretati da Mario Pisu, nella serie sempre poliziesca ma precedente all’Ispettore Rock  di Cesare Polacco.

“Alla Gamma Film – ci racconta il figlio Federico Danti, a sua volta attore ed esperto direttore di doppiaggio – Alfredo  faceva tutto: dal soggetto, alla sceneggiatura, alla regia, ideazione del bozzetto (i disegni erano poi fatti da Gino Gavioli) e naturalmente la voce fuori campo. Naturalmente nel frattempo continuava anche a lavorare per prodotti non suoi”. In anni successivi creò anche una propria casa di produzione, la Telefilm. Inoltre, come annunciatore, al pari dei suoi colleghi veniva utilizzato anche da altre case di produzione per speakerare caroselli e  altri spot.

Danti era stato anche uno dei pionieri del telegiornale: all’inizio infatti il Tg andava in onda in parte da Milano e in parte da Roma, e se lo speaker della Capitale era Riccardo Paladini, quello degli studi milanesi era proprio Alfredo Danti. Poi a Milano rimase solo la messa in onda dei telegiornali sportivi, più lo speakeraggio dei servizi normali per il tg, che erano molti. Infatti erano pochi i giornalisti ai quali era consentito di leggerli con la propria voce, poiché i criteri qualitativi erano molto precisi. Basterà dire che ancora nel 1970, guardando i vecchi reperti televisivi, i soli Guido Oddo e Mario Poltronieri a Milano risultavano leggere i servizi con una certa frequenza. Inoltre venivano speakerati anche molti servizi provenienti da altre sedi settentrionali che avevano Milano come riferimento, per esempio Genova o Venezia.  Quindi le voci dei vari Danti, Capponi, Brasili, Malagamba e Talamonti si sentivano moltissimo sia alla televisione che alla radio, dove però l’annunciatore non era utilizzato solo per i notiziari, ma anche per gli annunci e le pubblicità. E qui ovviamente c’erano anche delle colleghe: Tina Lavagna, Laura Giordano, Maria Brivio, poi diventata anche signorina buonasera, caso unico perché fino a quel momento le annunciatrici televisive di Milano non erano le stesse della radio.

Alfredo Danti era molto stimato dai giornalisti sportivi di Corso Sempione, che affidavano preferibilmente a lui i propri pezzi per quella lettura dinamica, adattissima all’evento sportivo, che lo ha reso sotto questo profilo l’annunciatore “principe”, tanto da ritrovarlo ogni anno come voce guida del tradizionale speciale “Un anno di sport”, consuntivo degli avvenimenti agonistici del 31 dicembre o giù di lì. Danti, tuttavia, scompare dal video già nei primissimi anni Settanta, perché come già stava avvenendo nei telegiornali generalisti, anche il Tg sport passava alla lettura dei giornalisti, che reclamavano maggiore spazio: quindi Guido Oddo, Mario Poltronieri,  Carlo Sassi, Bruno Pizzul, Ennio Vitanza e Adone Carapezzi. Lo avremmo ritrovato, come Capponi e Malagamba, prima nel novembre del ’75 nel periodo di astensione audio-video dei giornalisti, e poi a marzo 1976, nel momento della nascita della riforma Rai, impegnato per pochi mesi  nella lettura delle prime edizioni di “Sport sera”, e per la prima volta con la targhetta del nome sulla scrivania. Poi, di nuovo fuori campo, a leggere risultati e classifiche per la “Domenica sportiva” di Tito Stagno.

Intanto, però, l’attività artistica di Alfredo continuava; anzitutto – questo lo sanno davvero in pochi – amava dipingere, e lo ha fatto davvero fino all’ultimo, anche dopo l’ictus che lo aveva colpito negli ultimi anni della sua vita. Inoltre ha scritto moltissime poesie che il figlio Federico ama raccogliere e spesso recitare, tra l’altro con una voce che come timbro e versatilità ricorda spaventosamente quella del padre. Proprio Federico, come direttore del doppiaggio, ha aperto ad Alfredo l’ultimo “cassetto artistico” che gli mancava nell’utilizzo della voce, proprio quello del doppiatore, soprattutto nei cartoni animati. “Faceva tutto da solo e amava fare tutto da solo” ci racconta Federico, giustamente affascinato da questa figura paterna che non stava ferma mai un momento, e che in Rai non voleva avere un ufficio fisso perché “appena poteva fuggiva per fare la pubblicità… o questo almeno mi è stato riportato dai racconti familiari…”.

Una vecchia immagine televisiva, in bianco e nero, registrata con il vidigrafo, ci ha riportato alla memoria un personaggio familiare nei nostri anni di bambino che divorava le immagini televisive e soprattutto i telegiornali, tanto da scegliere poi di fare il giornalista, e poi ci ha fatto pensare a Gringo, a Caio Gregorio, alle poesie lette da Federico alla Radio Svizzera  per ricordare la versatilità di un uomo che in televisione è diventato un volto noto per lo sport, eppure dello sport non è che gli interessasse così tanto…

NB: Per questo pezzo un grazie sentito a Federico Danti e alla moglie Benedetta Brugia.