LUCIANO MINGHETTI

Luciano Minghetti

“Caro Luciano, ho un problema: c’è un ragazzo che mi segue quando esco da scuola. Cosa devo fare? Semplice, balubina, lucidalo con la Cera G…, e ascolta con noi e con il cane Ciuk, Ruspa il Clarino di Romagna”… Vi dico la verità, questa battuta l’ho inventata io, ma non è dissimile da quelle che, per quasi un ventennio, il signore raffigurato nella fotografia ha regalato agli ascoltatori del Nordest e dell’Istria: Luciano Minghetti, friulano di Aviano, molto di più del personaggio radiofonico che aveva inventato e al quale doveva gran parte della sua notorietà.

Minghetti, fin da giovane, aveva bazzicato nel mondo della musica, ed era stato anche il presentatore ufficiale del Clan di Celentano. Scioltosi il Clan, mise a frutto la sua verve, la comunicativa e la creatività negli studi milanesi di Radio Capodistria, la DFP poi diventata DP, dove registrava la sua trasmissione. Alle 9.30 del mattino, chi poteva ascoltava “Ventimila lire per il vostro programma”: un’idea semplice, ma molto più vicina agli ascoltatori di quanto fossero i programmi Rai: premiare un ascoltatore che aveva scritto alla trasmissione con 20 mila lire e con la dedica di un intero programma. Il tutto andava in onda ogni giorno, dal lunedì al sabato e durava mezz’ora, eravamo agli inizi degli anni Settanta; Minghetti disponeva della trasmissione, tanto che nell’annuncio iniziale (in genere fatto da attori o annunciatori attivi in Rai o negli spot pubblicitari, come Gino Capponi, Tina Lavagna, Giorgio Morlacchi, Mario De Angeli, Carlo Bonomi) si diceva “Realizzazione di Luciano Minghetti”: conduceva, scriveva i testi, sceglieva le lettere e la musica che andava in onda.

Dicevamo del personaggio da lui creato: si trattava di un ubriacone che sembrava capitato quasi per caso al microfono, con una voce stridula, un modo di parlare molto particolare, e la compagnia in studio di un cane, che perché non ci fossero dubbi, si chiamava Ciuk, ma la cui voce non si è mai sentita. Di lettere, Minghetti ne riceveva tante davvero, anche perché all’epoca era l’unico modo per gli ascoltatori di comunicare con i conduttori, il telefono arrivò solo qualche anno dopo. Io stesso ricordo che inviai la mia bella letterina(ero un bambino) e ricevetti in cambio la foto autografata di Minghetti, che però non trovo più, e questo è davvero un mio cruccio. Le richieste – specie dalle giovani ascoltatrici – erano le più strane, per stimolare le risposte simpatiche e un po’ sopra le righe di Luciano. I brani che andavano in onda spesso erano i successi del momento (ricordo benissimo Umberto Tozzi e i Pooh, per fare degli esempi), ma anche il liscio, molto apprezzato nella riviera romagnola dove Radio Capodistria arrivava benissimo, e tra l’altro una zona che Minghetti conosceva musicalmente molto bene. In più, talvolta nelle sue trasmissioni Minghetti proponeva cantanti da lui stesso prodotti, come la veneziana Rossella Caprioli. Prima dell’ultimo disco, c’era l’annuncio del premio del giorno, che naturalmente negli anni venne aumentato, e che era integrato da confezioni di prodotti dello sponsor della trasmissione.

Il programma, negli anni, cambiò titolo, sempre più identificandosi con il suo conduttore: “Ventimila lire per il vostro programma” diventò “Ventimila per il vostro programma”, quindi “Lettere a Luciano” e infine “Caro Luciano”. Solo in un breve periodo tra il 1973 e il ’74, Minghetti fu sostituito in conduzione da un tale Claudio di cui poi non si è avuta nessun’altra notizia, e mi piacerebbe saperne qualcosa di più.

Ma Minghetti fu anche un volto televisivo: per Tele Capodistria presentò soprattutto il “Grappeggia show”: la sua esperienza nel Clan di Celentano, e comunque il suo essere ben introdotto in ambito musicale anche come produttore, gli permettevano di portare in video cantanti in voga a quei tempi, intervistandoli e arricchendo in qualche modo le trasmissioni di un’emittente con un palinsesto piuttosto povero.

Luciano Minghetti organizzò rassegne, spettacoli, serate, iniziative musicali con le quali girò l’Italia, anche se indubbiamente la sua roccaforte era il Nord, dalla Lombardia, alle Tre Venezie, all’Emilia Romagna. Sarebbe inoltre riduttivo parlare di lui solo in questo ambito, dato che realizzò anche dei documentari sulla vita e sulla civiltà contadina, facendosi in qualche modo interprete di tradizioni orali e di una vera e propria cultura da conservare in un mondo sempre più metropolitano e tecnologico.

Minghetti si è spento nel 2003, a 68 anni, dopo una malattia; quando sono stato a Radio Capodistria non ho visto sue fotografie, ma penso che sicuramente qualcuna, da qualche parte, ci sarà… Anche lui, con quel suo strampalato personaggio, ha contribuito a cambiare il mondo della radio, fino a quel momento impaludato. A Montecarlo, a suo modo, c’era un altro personaggio poliedrico che stava sparigliando le carte: era cantautore, pittore, presentatore, poeta. Si chiamava Herbert Pagani: parleremo anche di lui.

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