HERBERT PAGANI

Herbert Pagani

Se dobbiamo individuare alcuni innovatori della radiofonia moderna, oltre a Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, oltre a Maurizio Riganti, c’è un personaggio che ha visto la radio come una parte di un suo molto più ampio percorso artistico, intellettuale e di vita. Una vita spezzata troppo presto, a soli 44 anni, per una malattia di quelle che non perdonano, ma una vita che comunque ha lasciato un grande segno: questo personaggio si chiamava Herbert Pagani. Il suo nome era in realtà più complesso, come anche le sue origini: Pagani infatti si chiamava, per esteso, Herbert Avraham Haggiag, nato da una coppia di ebrei libici italianizzati dall’amministrazione coloniale. La sua vita è un eterno girare il mondo fin da giovanissimo, dopo la separazione dei suoi genitori: Austria, Germania, Svizzera e soprattutto Francia, la sua seconda patria. Da ragazzo comincerà subito a disegnare, e svilupperà la prima delle sue forme di comunicazione artistica, la pittura. Arriveranno anche il teatro, così come la poesia e la canzone, parenti strette nel modo di intenderle di Pagani, grande autore (suo, molti anni dopo, sarebbe stato lo splendido testo di Teorema, canzone di Marco Ferradini); ma il suo percorso musicale autorale si dipanerà soprattutto in Francia, dove Pagani si sentiva più libero. In Italia avrebbe lanciato dei successi commerciali, alcuni scritti da un altro giovanissimo che avrebbe fatto strada: Edoardo Bennato.

Il rapporto tra Herbert Pagani e la radio comincia a metà degli anni Sessanta, a Radio Montecarlo, fucina di idee e di un modo di fare radiofonia diversissimo da quello, ancora formale e azzimato, della Rai. Pagani, insieme con Ivan Graziani (futuro cantautore) e Annalena Limentani, sviluppa una serie di idee per una trasmissione settimanale che si chiama Fumorama. Sponsorizzata da un’industria di sigarette (allora si poteva), questa trasmissione presentava musica, scenette, divertimento, soprattutto idee che in gran parte erano farina del sacco di Herbert Pagani. Il quale era esigentissimo: altro che l’improvvisazione delle prime radio libere che sarebbero nate poco meno di una decina d’anni dopo, Herbert provava e riprovava effetti, suoni, sonorità fino a notte fonda! Il risultato era eccellente, e fu lì che si scoprì anche creativo pubblicitario: il suo urlo “Ambassadooorrrrrrrrrr”, che qualcuno oggi paragona a “Hiiit Paraaaadeee” di Lelio Luttazzi, fu forse una delle prime icone sonore dei giovani di allora. Una facilità nel comunicare che a Herbert Pagani sarebbe servita per far passare messaggi ben più alti ed importanti, legati alla sua coscienza pacifista ed ecologista. Nei primi anni Settanta Pagani collaborò anche con la Rai, inventandosi inviato dal Cile per la trasmissione “Per voi giovani” nella versione Giaccio-Cascone-Massarini, e in quel paese ancora libero, faceva sentire le radio libere captate dalla sua autoradio, quando in Italia le radio private ancora non esistevano e gli unici segnali “diversi” nella nostra lingua arrivavano da Montecarlo e Capodistria.

Herbert Pagani se n’è andato nel 1988, ma già da nove anni, nella sua casa parigina oppure nei suoi ateliers in Italia organizzava mostre, scriveva, annotava, puntualizzava. Senza dimenticarsi della radio, nella quale ogni tanto faceva capolino come editorialista musicale.

Ha vissuto poco, ma intensamente, Herbert Pagani, ma chissà perché, il suo segno principale lo ha lasciato attraverso il microfono, tra la canzone e la radio. Strano destino, per un intellettuale. Per un grande intellettuale.