LA MIA STORIA

Ho avuto la fortuna di nascere in una delle più belle città del mondo, Venezia, il 24 aprile 1964. Un’infanzia tutto sommato felice, in una famiglia molto unita, cui sono tuttora legatissimo.
Il “sacro fuoco mediatico” mi fulmina alla tenera età di 4 anni, dopo aver visto il telegiornale delle 13.30 condotto da Piero Angela, Ottavio Di Lorenzo, Rodolfo Brancoli e Maurizio Barendson. Allora decisi che avrei fatto radio e televisione e sarei diventato giornalista… ma non credevo certo sarebbe stato così difficile, né che comunque ci sarei riuscito!!!
Prima, comunque, veniva la scuola, e qui voglio ricordare il mio maestro di quinta elementare, Raimondo Vanzetto, dal quale ho imparato molto di più che dalle maestre degli anni precedenti. Ho un grande ricordo umano di lui, e aveva socializzato molto anche con mio padre gondoliere, con il quale spesso si trovava a pranzare insieme in una trattoria della zona.
Venezia, dunque: la amo immensamente, appena ci torno me la divoro, è dentro di me e ci resterà per sempre, con la calma dei suoi rii, la confusione dei suoi canali, le lunghissime camminate con i ponti che spezzano il fiato a chi non è abituato.

Ma si diceva della scuola: sui generis gli anni delle elementari, divisi tra la Diedo e la Poerio, pessimi quelli delle medie in una classe solo maschile alla Morosini, una scuola nella quale sono passati molti “veneziani illustri”, ma che secondo me è migliorata molto solamente negli ultimi decenni, con l’avvento di presidi con idee più moderne.

Davide Liani

In questi anni a cavallo tra elementari e medie, però, mi succedeva la cosa forse più bella della mia infanzia, l’ingresso nel coro di voci bianche Piccoli Cantori Veneziani, diretto dal grande Davide Liani (Davide, eh?). Un compositore che anni dopo divenne anche direttore del conservatorio Benedetto Marcello, uomo di grande saggezza e di enorme capacità nel trattare con i bambini, ma anche bravissimo da un punto di vista musicale. Devo a lui anche l’aver “calcato” il palcoscenico del teatro La Fenice, che anni dopo vidi da giornalista distrutto dalle fiamme.

 

 

Era il 1974 quando presi parte alla Cantoria nella Tosca di Puccini, diretta da Ettore Gracis per la regia di Carlo Maestrini, Tosca era Marcella Pobbe, Cavaradossi Gianni Raimondi e Scarpia Giangiacomo Guelfi. Gli altri “cantori” che erano con me in qualche caso sono rimasti nel mondo della musica: Davide Teodoro come solista, Mario Merigo come critico. Io la Tosca la ricordo però per due capitomboli che feci sul palco, la sera della prima e dell’ultima rappresentazione… si vede che la mia strada era un’altra.

 

Paolo Sivori

Voglia di mettermi in evidenza ce ne avevo comunque, ricordo gli spettacolini nel patronato di San Simeone sotto l’egida di Don Lionello Dal Molin, giovane e innovativo viceparroco. Una Corrida sgangherata, alcune commedie dirette dall’attore veneziano Paolo Sivori, ma anche un fiasco nel mio unico tentativo di abbracciare l’arte della prestidigitazione così innalzata dal mio concittadino Silvan.
La svolta e la maturazione avvengono, come di solito succede, negli anni delle superiori, Istituto Tecnico per il Turismo Francesco Algarotti, scuola dalla gloriosa tradizione. Non dimenticherò mai la sezione L, la mia classe che divenne un vero gruppo dalla seconda fino alla quinta. In prima ero alla G, poi smembrata per la divisione della scuola; di quella classe ricordo alcune belle ragazze che poi ho perso di vista e ora cerco di ritrovare. In un caso ci sono riuscito, ora stiamo cercando di riallacciare altri fili… la timidezza mi ha fatto perdere molte occasioni, e forse è anche per questo che ho fatto il giornalista.
Ma torniamo alla L: Marcello, Luca, Luigi, Pier Paolo(morto tragicamente alcuni anni fa in un incidente stradale), Claudio. E le ragazze: Lorenza, Roberta, Alessandra, Mary, Barbara, Daniela, Annalisa, Rossella, Monica… Le nostre gite in Liguria, o in altri luoghi, con gli amici della classe successiva. E poi il mese in Francia, mentre in Spagna gli azzurri vincevano i mondiali e il grande Nando Martellini diceva ai telespettatori italiani per tre volte “Campioni del mondo!”. La maturità, con una insegnante di lettere commissario interno che mi ha aiutato poco, soprattutto, lei che faceva psicoterapia, non mi ha capito, il che non depone a suo favore. Non l’ho più vista, ma ricordando alcune cose che mi aveva detto, mi piacerebbe rivederla oggi e chiederle chi avesse ragione.

Ogni fase della propria vita è importante, e in ogni momento si impara qualche cosa, magari solo con la riflessione. Io ho avuto la fortuna, per motivi generazionali, di salire sull’autobus delle prime radio libere, prendendolo per un pelo (sono nato nel ’64): nel settembre 1979, in un piccolo locale nell’isola veneziana della Giudecca, parlai per la prima volta ad un microfono, quello di Radio Venezia Sperimentale. C’era l’entusiasmo dei pionieri, che poi erano Roberto Berni, Luciano Gallo detto Bibi, Giampaolo Fagarazzi, Fabio Vassallo amico di mille avventure radiofoniche tra dischi, cassette e bobine, Michele Gregolin ora fotografo affermato, Ermanno Rosso, Renato Vio l’”intellettuale” del gruppo, e tanti tanti altri tra cui ricordo con molto affetto Nonno Gino, che da anni non c’è più e mi fece le prime sigle. Gli facevo il regista in una bellissima trasmissione dedicata ai cori alpini; peccato non averne qualche registrazione.
Non contento della sola RVS, cominciai a bazzicare anche per RSP, Radio San Polo dei cari amici Ferruccio e Loretta Albanese: avevo dieci anni di più di loro figlio Diego, ma lui andava già al microfono con un programma intitolato Baby Sound. Oggi è geologo, tra l’altro molto bravo e coscienzioso. Li frequento ancora, quando sono a Venezia.
Nell’autunno ’80 breve passaggio a Radio Antenna Veneta 102, emittente che si trovava in Barbaria delle Tole dove oggi c’è uno studio fotografico. Troppi soci e forse troppa spocchia per una radio locale che voleva essere, voleva essere, ma in fondo ci si divertiva meno che a RVS o a RSP.
Così, nell’81, me ne andai e quella fu la prima svolta: a Mestre le radio erano più professionali, e non uso questo termine tra virgolette, perché alcune trasmissioni erano davvero ben curate. Inoltre, anche se poco, PAGAVANO!!! Mi presero a Novaradio Mestre Venezia, all’epoca emittente molto importante: ricordo ancora che qualcuno a Radio Antenna Veneta 102 mi aveva detto “Durerai poco lì, c’è una mafia”. Sono rimasto tre anni, importantissimi, e poi me ne sono andato io per provare l’esperienza televisiva.

La sede di Novaradio in via Bissolati

Comunque a Novaradio, dopo un anno di trasmissioni musicali alternato spesso al mio amico Paolo Tonetto che adesso fa lo speaker (www.mediapiu.net), cominciai le prime esperienze da giornalista. In realtà iniziai quasi subito con lo sport, e nacquero una bella amicizia e una vera e propria simbiosi con Alessandro Ongarato, che mi ritrovai anche come compagno di classe all’Algarotti. Ci completavamo professionalmente: lui era genio e sregolatezza, capace di parlare per un sacco di tempo senza perdersi mai, io ero l’uomo d’ordine, lui era il radiocronista specializzato nel basket, io lo “studio centrale”. Oggi lo vedete spesso nei servizi per il Tg 5 dal Triveneto.

La sede successiva in via Trento

Verso la fine del 1982, Maurizio Carlotti fece nascere una rete radiofonica regionale, Radiosette, di cui Novaradio era emittente capofila. Quell’anno feci la scelta di dedicarmi completamente al giornalismo, e finii nella redazione del Gr regionale, guidata da Curzio Pettenò. La defezione del mio amico Enrico Soci, ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia, mi aprì le porte della conduzione del Gr principale, e da allora ho sempre adorato fare il conduttore.

 

 

 

 

Nell’84 una mia telefonata a Fabrizio Stelluto, in quel momento direttore del telegiornale di Antenna Tre Veneto, dà una svolta alla mia vita professionale, e passo dalla radio alla televisione. C’è da imparare tutto di nuovo, tanta gavetta e tanta fatica; ricordo con affetto un direttore, Domenico Basso, uno dei pochi a capire che cosa volesse dire davvero fare un telegiornale locale, lavorando con le immagini. Così come ricordo il suo contraltare Tino Giacomin, uomo dalle mille risorse e dalle mille storie, capace di tirare fuori notizie ma troppo confusionario nel momento di stendere una scaletta.

Conduttore del Tg ad Antenna Tre

Domenico Basso

Valentina Martelli

 

 

 

 

 

 

Un pensiero affettuoso anche a Valentina Martelli, che imparò la professione talmente bene che poi passò a condurre il GT Ragazzi del Tg 3; ora vive negli Stati Uniti. Le voglio davvero molto bene. Comunque, nel 1986 sono diventato un mezzobusto locale, e qualcuno, quando passo per Treviso, si ricorda ancora di me…
Lasciai Antenna Tre Veneto nel ’90, letteralmente imbufalito dal comportamento dell’editore di allora, dopo essere stato per un certo periodo reggente della redazione centrale e poi capo di una caotica redazione di Venezia avvelenata da troppe tensioni interne. Ce l’avevo con il mondo; poi ho capito, con il tempo, che non era il caso, che dovevo volare più alto da certe invidie e certe ripicche. Ma allora ero proprio arrabbiato.
Nell’estate ’91 trascorsi tre mesi a Roma, all’Agenzia radiofonica Area, per la quale avevo già collaborato. Tra i miei colleghi di quel periodo c’erano gli attuali giornalisti Rai (alcuni ormai affermati) Alessandro Tiberti, Filippo Corsini, Matteo Cortese, Ettore Guastalla, Dario Celli, Bruno Ruffolo, Daniele Abbattista.

Filippo Corsini

Alessandro Tiberti

Dario Celli

Una bella palestra-scuola, nella quale mi trovavo comunque perfettamente a mio agio. Il mio ruolo? Conduttore dei Gr della linea principale (Area 1) che riforniva le principali radio locali italiane. Ho condotto anche degli speciali in diretta sulla crisi russa con il fallito golpe ai danni di Gorbaciov e sulle tensioni in Jugoslavia. Ma il contratto tardava ad arrivare, e io a metà settembre ero fermo.

 

Fabrizio Stelluto

Fu Fabrizio Stelluto, ancora lui, a lanciarmi una “ciambella” con Asterisco Informazioni. Dirigeva il telegiornale di Televenezia e mi offrì la giudiziaria, che io non avevo mai seguito a parte il caso Gladio per l’agenzia radiofonica nazionale Area. Scoprii così un altro aspetto importante del giornalismo, il rapporto con i magistrati, l’importanza delle fonti: e oltre a uomini come Felice Casson, Carlo Nordio, Carlo Mastelloni, Ivano Nelson Salvarani ma anche Gabriele Ferrari, feci amicizia con colleghi come Gianluca Amadori del Gazzettino e Claudio Salvalaggio e Andrea Buoso dell’Ansa, brave persone oltre che ottimi giornalisti, e questo significa che le due cose possono coesistere.
Da Televenezia ci trasferimmo poi ad alcune emittenti del gruppo Telepadova, che poi fagocitò Asterisco che viveva difficoltà economiche, e chiuse nel ’96 la sede di Mestre, cosa che portò alle mie dimissioni. Si era chiusa una bella avventura, avevo ottimi colleghi come Emanuele Horodniceanu e Andrea Manzo, e facevamo un buon telegiornale – anche se un po’antiquato nella formula – che poi ogni sera conducevo.

 

Proprio in quel periodo però stava maturando il germe del mio trasferimento romano, perché avevo iniziato nel ’95 a fare il corrispondente per RDS, cioè Radio Dimensione Suono. Per loro avevo seguito anche l’incendio della Fenice, i processi alla mala del Brenta, quelli per lo scandalo-tangenti e altri avvenimenti ancora. Così rimasi fermo solo per un mese: mi chiamarono il direttore artistico Marco Minelli e il capo delle news Franco Scarsella. La prospettiva era il turno di notte, ma lo feci fisso solo per tre mesi.

 

Teo Bellia

Marco Minelli

Il momento più creativo, che coincise con l’attestazione di RDS al primo posto negli ascolti radiofonici, li considero i tre anni di direzione delle news da parte di Teo Bellia: sperimentammo molto, nonostante fosse una radio commerciale e nonostante ci fossero troppi galli nel pollaio dei conduttori delle news.
Verso la fine del ’99, tutto finì, perché fu designato alla guida delle news Bruno Ployer, che concepisce la radio in modo antitetico rispetto a Bellia e, lo dico con molto rispetto nei confronti della sua professionalità, anche rispetto a me. Cominciai allora un’altra avventura, in un network più antico ma sotto certi versi con più lacune professionali rispetto a Rds: Radio 101, la vecchia Radio Milano International. Il caporedattore Filippo Rossi voleva, a colpi di “logo” davanti alla telecamera, dare una maggiore visibilità ed importanza alla sede di Roma, osteggiata da alcuni “capi storici” della radio milanese, seguiti anche da altri personaggi che poi si sono pentiti di averlo fatto. Infatti alla fine, per tutte le vicende giudiziarie abbattutesi sull’emittente e sulle quali ovviamente non mi soffermo qui perché risapute, la sede di Roma è stata davvero chiusa. E io, che mi sarei dovuto trasferire a Milano dopo nove anni che vivo qui, mi sono dimesso, prendendomi del “pazzo”da molti dei miei ex colleghi. Sarà… io in un posto devo starci bene, devo divertirmi a svolgere il mio lavoro. Se diventa una routine, se vengo trattato come un numero, non mi diverto più. Se mi viene tolto quello che mi piace più fare, parlare agli ascoltatori, magari solo leggendo delle notizie, mi sento un travet, uno scaldasedia, e non fa per me.
Nel luglio 2005 comincia un’altra avventura, all’agenzia radiofonica GRT.Una storia che si è conclusa ufficialmente il 31 dicembre 2012 con la fine della cooperativa. Il tempo dirà se è stato meglio così.

Chiudo questo capitolo(per ora) con due date per me molto importanti:
il 29 settembre 1986 divenni giornalista pubblicista;
il 22 febbraio 2001 divenni professionista, con un esame che è stato uno dei momenti più belli della mia vita, anche se molto faticoso.
Perché nel frattempo sono passati 15 anni? Ahi, caro praticantato, quanto ti ho cercato….