INTERVISTA NUMERO 8:
GRAZIANO D'ANDREA
“Non può mancare”, come direbbe lui stesso, Graziano D’Andrea in questa rubrica. Triestino, radiofonico da tanti anni e attualmente a Radio Capodistria, conduttore di diverse trasmissioni tra cui Collezione privata e Buona domenica(non c’entra con quella televisiva di Costanzo), Graziano ha molti percorsi comuni con me, tanto che è nata un’amicizia molto profonda, anche se sull’asse Trieste-Roma. Ecco le domande e le risposte:
Graziano, tu hai fatto sia l’esperienza della radio pubblica italiana, sia straniera, sia le radio private. Quali differenze trovi nel linguaggio, anche musicale, delle diverse emittenti?
Le differenze sono abissali, ma solo tra radio pubblica e privata, perché in realtà tra radio pubblica italiana e straniera, non è che poi la differenza sia così grande. Per assurdo, le radio private sono le più soggette ai vincoli soprattutto di carattere discografico, mentre sia in Rai che a Radio Capodistria il conduttore gode sicuramente di una maggiore libertà. Quindi l’offerta musicale della radio pubblica è comunque più qualificata.
Che cosa limita oggi la radio e che cosa invece la rende migliore degli altri mezzi di comunicazione?
Sicuramente la rende migliore l’immediatezza dovuta anche a minori necessità tecniche: basta un telefonino e sei in diretta. Che cosa limita la radio? Da un lato certamente la mancanza di cultura specifica degli editori, e dall’altro l’ingerenza da parte dei personaggi televisivi che spesso (quasi sempre) poco hanno a che fare con il mezzo radiofonico.
Sono d’accordo, e ti aggiungo un altro elemento, legato alle origini delle radio libere, come si chiamavano allora. Quando abbiamo cominciato noi, i giovani aspiravano soprattutto a parlare al microfono della radio, è vero anche che ai nostri tempi la Rai mandava in onda grandi trasmissioni. I teen-agers di oggi hanno invece aspirazioni televisive; qual è la tua chiave di lettura?
All’epoca venivamo da una cultura della radio che ci spingeva ad emulare conduttori radiofonici di qualità come per esempio nel mio caso Gigi Marziali, una delle voci di quella mitica trasmissione che era Supersonic. Oggi c’è la cultura della televisione, ma è il livello dei programmi televisivi a lasciarmi perplesso, quindi non mi aspetto granché da chi prima o dopo arriverà a condurre qualcosa in radio o tv.
Tu conduci anche il telegiornale di Tv Capodistria: in effetti il mezzo televisivo dà la popolarità, me lo ricordo io quando ero ad Antenna Tre Veneto. Quando ti piace essere riconosciuto e quando vorresti invece essere totalmente anonimo, quasi invisibile?
Va detto che io distinguo nettamente le due situazioni: in tv conduco il telegiornale e quindi ho un ruolo più istituzionale rispetto a quello radiofonico che è in linea di massima di intrattenitore. Questo per dire che a me fa piacere essere riconosciuto, ma proprio come conduttore del telegiornale. D’altronde sono fedele al motto “Video killed the radio star”.
E ci risiamo, caro Graziano, ma meglio fermarsi qui sulle citazioni altrimenti viene fuori troppo la nostra età…Qual è il maggior pregio e quale il peggior difetto che ti riconosci, sia come conduttore, sia nella vita di tutti i giorni?
Bella domanda… forse è più facile rispondere alla parte che riguarda la vita di tutti i giorni. Io sono principalmente un entusiasta, forse troppo, ma lo considero un pregio. Il peggior difetto è proprio quello di abbattermi nei momenti in cui l’entusiasmo mi viene smorzato. Questo si ripercuote anche nella mia attività lavorativa, anche se al microfono naturalmente non traspare.
Lo so, “dalle stelle alle stalle”, come dicevano i nostri vecchi. Parliamo di musica: come ti è nata l’idea di Collezione privata?
Ascoltando i miei dischi in macchina, e rendendomi conto che non li sentivo alla radio. Avevo una gran voglia di farli conoscere, abbinando loro anche le mie esperienze legate a questa musica e le emozioni che provo nell’ascoltarla. Ho trovato un’emittente che mi ha permesso di farlo, e spesso vorrei avere la possibilità di creare delle compilation, come fanno molti conduttori radiofonici.
Tu sei un personaggio a tutto tondo, nel senso che il tuo impegno va oltre la radio e la tv, entra anche nell’ambito artistico. Che cosa significa, secondo te, la parola arte, e che cosa la parola spettacolo?
L’arte può fare spettacolo, ma lo spettacolo tante volte può non essere arte.
Una cosa di cui vado fiero(e credo anche tu) è aver vissuto il momento romantico delle radio: da soli, davanti a mixer sgangherati – magari senza preascolto - e a piatti con trazione a cinghia, mandando in onda 45 giri rovinatissimi, oppure portati da casa, e con le pubblicità in un unico registratore a cassette che spesso si mangiava i nastri. Eppure ci sentivamo liberi, felici anche se non ci pagavano, e contenti di perdere il nostro tempo, sottraendolo allo studio, alle ragazze e chissà a che altro. Di allora, mi è rimasto lo stesso tipo di impatto entusiasta quando parlo al microfono, la ripetizione di una magia, anche se di magico forse è rimasto solo quello. E a te, di quei tempi, che cosa è rimasto?
Tutto, in assoluto. Anche nei momenti in cui ho pensato di smettere, come può capitare nel nostro lavoro che è fatto di sudore e lacrime, nel momento in cui apro il microfono e sono in onda tutte queste nubi scompaiono.
Che cosa ti fa arrabbiare di più, in generale?
Sono tante le cose che mi fanno arrabbiare, soprattutto l’arroganza, l’ipocrisia, l’incapacità di tante persone, e le tante persone invece capaci ma che non possono esprimere la loro capacità.
Per chiudere, come ho chiesto ad altri amici: fammi una domanda tu.
Come amico, in cosa non dovrò mai deluderti?
Guarda, questa domanda lapidaria presuppone secondo me una risposta complessa. Io ho molti conoscenti, i miei amici veri sono tre o quattro, e ognuna di queste amicizie è diversa dall’altra: c’è l’amico che mi è stato molto vicino nei momenti difficili a Roma, c’è per esempio il mio superiore con il quale dalla stima reciproca è nata una forte amicizia, c’è la grande amicizia con una donna di cui ho colto molte sensibilità, anche se per me non è stato indolore. L’amicizia fra me e te, Graziano, è ancora diversa da tutte queste, perché è un’amicizia nata da sensibilità comuni, gusti simili, nobiltà d’animo- mi permetto di dire – abbastanza uguale. Quindi, con questi presupposti, credo che la tua domanda sia manifestamente infondata: non penso tu mi possa deludere. E con questo ti ringrazio per avere risposto alle mie domande e aver partecipato a quello che chiamo "il mio gioco serio delle interviste agli amici".