INTERVISTA NUMERO 19:
GIANMAURIZIO FODERARO

Gianmaurizio è principalmente una persona per bene, dote da non sottovalutare con i tempi che corrono. Inoltre, è uno dei radiofonici più competenti della sua generazione, che è poi quella immediatamente precedente alla mia, ed è nata con le radio private. Voce di Rai Stereodue fin dai suoi inizi, e quindi pioniere anche in questo senso, non ha mai lasciato le radio private fino a quando è entrato qualche anno fa in pianta stabile a Radiouno Musica. Noi ci siamo incontrati a Rds, io giornalista per il network, lui conduttore a Dimensione Suono Roma, attività che gli consentiva di proseguire con la Rai. Per molti anni ha diretto Radio Luna di Latina, la sua città.
Gianmaurizio: in che cosa consiste esattamente il tuo lavoro in Rai? Tu infatti non ti limiti alla conduzione, ma sei anche il curatore di alcuni programmi, e se non erro c’è anche qualche testata storica e importante.
L’inquadramento aziendale è “programmista-regista” una qualifica che ti permette un’ampia versatilità dalla conduzione di programmi alla regia degli stessi, ideazione e cura di trasmissioni sia in sede che produzioni esterne. Probabilmente riguardo le testate storiche ti riferisci a Stereonotte della quale sono il curatore da circa un anno e che grazie a giornalisti validi abbiamo rilanciato triplicando gli ascolti (fonte audiradio) in meno di 12 mesi.
Tu sei di Latina, città di radiofonici, da Roberto Nalin ed Egidio Fia, storici come te, addirittura a Tiziano Ferro prima che avesse successo come cantante. Su Tiziano tornerò dopo; ora invece ti chiedo perché secondo te Latina ha avuto questa concentrazione di radiofonici.
La lista potrebbe essere aggiornata con ad esempio Leandro da Silva che da Radioluna (Lt) è andato direttamente a Radio Deejay come vincitore del primo “deejay ti vuole” o Renzo di Falco attualmente voce di Rds Roma e con ampi margini di miglioramento. Il motivo sta nell’ essere una piccola provincia in cui la vicinanza da Roma ha permesso a molti di trovare sfogo in realtà più grandi e comunque l’organizzazione di alcune radio e tv locali non ha nulla da invidiare a testate nazionali.
Tu hai vissuto in pieno gli anni delle Stereo alla Rai: in particolare eri un conduttore di Stereodue. Trasmettendo contemporaneamente anche nelle radio libere, mi puoi raccontare come si viveva quel periodo, e che atmosfera c’era in via Asiago tra di voi, che stavate facendo qualcosa di completamente nuovo per la radio pubblica?
Allora come spesso accade eravamo “pionieri inconsapevoli” quindi vivevamo l’esperienza della radio nazionale come quella di una locale con molti più mezzi, non avevamo troppi paletti o freni e quindi non ci rendavamo conto che stavamo nel bene e nel male buttando le basi per la radio del nuovo millennio. La competizione tra colleghi era sana stavamo crescendo insieme ed ancora non si aveva la consapevolezza che avremmo influenzato il nostro futuro e probabilmente quello di un’ intera generazione di radiofonici.
Come è cambiata la radio dai primi anni delle private ad oggi? Lo chiedo a te perché hai percorso tutte le fasi dei vari cambiamenti.
Nelle private dei primi anni si inventava, si sperimentava, ora i format sono già belli e pronti, non c’era internet, le agenzie stampa Ansa esclusa erano in embrione, anche i colleghi delle nuove generazioni arrivano già formattati si somigliano un po’ tutti, si chiede velocità e poca personalità, sono tutti uguali.
Forse non ci sono più i modelli storici a cui ispirarsi, anche a livello locale. C'è chi ha cambiato mestiere, o chi purtroppo ci ha lasciato come Leopardo. Torniamo a Radiouno Musica: con quale criterio si sviluppa la playlist musicale di una rete principalmente votata all’informazione?
Quanto spazio ti rimane per la vita privata, e come lo riempi a livello di hobby, di interessi?
Vivendo esattamente a 100 km da Saxa rubra puoi ben capire che durante la settimana di tempo libero me ne rimane ben poco, vado un po’ al cinema cerco di mantenermi in forma, ultimamente il mio tempo davanti al Pc è aumentato, scrivo e collaboro con testate locali e mensili con articoli di costume, per non far prendere polvere al tesserino da giornalista !!!
Torniamo a Tiziano Ferro, perché tu lo hai conosciuto, se non erro eri il suo direttore in radio, e senz’altro sei stato uno dei primi a capire il suo talento. Aggiungo una cosa che ti ho sentito dire alla radio, quando in uno studio di registrazione vedesti Giorgia – ancora sconosciuta – che registrava dei jingles cantati(ossia stacchetti) per alcune radio, e ti colpì molto la sua grinta. Due centri: come si fa a capire se un cantante ha della stoffa?
Hai citato due talenti che ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada, Giorgia a Top Ten production dove io realizzavo programmi e lei cantava jingles per le radio, Tiziano è di Latina come me e al primo ascolto mi sono reso conto che aveva un senso del ritmo esagerato per un ragazzino di nemmeno 17 anni. La persona di talento emana quella che i francesi chiamano “Allure” è come un alone che ti differenzia da tutto e da tutti c’è chi lo coglie e chi no, non ci sono regole.
Che cosa ti manca della radio “di provincia”, rispetto a quella importante, pubblica o privata?
L’ immediatezza di poter dire quello che pensi in faccia alle persone, in una grande azienda prima impari a misurare le parole e a prendere le tue contromisure e poi cominci a lavorare, i rapporti umani quando devi convivere per 8 ore in una redazione con le stesse persone è una bella impresa.
Oggi secondo te potrebbe ancora funzionare una radio che certamente utilizzi le nuove tecnologie di messa in onda, ma concepita dal punto di vista artistico come le radio degli anni Settanta-Ottanta, quelle in cui noi abbiamo cominciato il nostro percorso?
Prima di chiudere, i ruoli si invertono, e sono io a chiederti di farmi una domanda.
La radio nonostante tutto è il tuo lavoro o rimane il primo grande amore “quello che non si scorda mai anche se ti ha tradito o ti ha fatto soffrire"?
La seconda che hai detto, assolutamente, senza nessuna remora, anche se poi in realtà è tutte e due le cose insieme. Grazie a Gianmaurizio, e aggiungo una cosa: parlandoci al telefono, o ascoltandolo alla radio, "è bello sapere che c'è".