CALCIO ALLA RADIO: L’AVVENTURA CONTINUA

Riccardo Cucchi, e nello studio di "Tutto il calcio minuto per minuto", Filippo Corsini ed Alfredo Provenzali

 

Senza nulla togliere ai “colossi televisivi” che si apprestano anch’essi, come le grandi del campionato, alla sfida della serie A, sono un romantico. Una domenica, per me, non è tale se alle 14.50 non mi sintonizzo su Radiouno e sento quella storica sigla: “A taste of honey” di Herb Alpert, e la voce di Alfredo Provenzali che introduce la giornata, e poi via con gli inviati ad iniziare da Riccardo Cucchi. L’emozione ricomincia anche quest’anno, e la cara, vecchia radio ci farà ancora pensare che il calcio sia quello dei tempi di Ameri, Ciotti e Bortoluzzi. “Tutto il calcio minuto per minuto” riparte, così come continua ad andare in onda “Domenica sport”, altra decana delle trasmissioni radiofoniche, affidata ormai da diversi anni all’autorevole Filippo Corsini, che nel frattempo ha acquisito i gradi di vicecaporedattore.

Stessa squadra ai nastri di partenza, quindi, anche se con un Livio Forma che si avvia alla pensione. Pensione già raggiunta da Marco Martegani, e quindi la novità principale è che lo sport di Radio Rai cambia capo.  Così, a 55 anni, questa importante responsabilità passa a Riccardo Cucchi, il “principe” dell’attuale generazione di radiocronisti, l’uomo che ha potuto gridare “Siamo campioni del mondo” 24 anni dopo Ameri, che in diretta, qualche tempo prima, lo aveva incoronato suo erede durante un memorabile “Radio anch’io sport”. Sarà lui, affiancato da Corsini e dagli altri vice, a gestire questa stagione, senza perdere il “vizio” delle sue entusiasmanti radiocronache.  Lo aspetta un’annata difficile, verso Europei ed Olimpiadi, con una squadra in un certo senso anch’essa difficile, perché i radiocronisti, come del resto i calciatori, sono per indole dei “solisti”, ma poi per vincere le partite il gioco deve essere corale.

Una considerazione: spesso si è sottovalutata questa generazione di radiocronisti cresciuta all’ombra dei “miti”, e invece dovremmo rivalutarli. Sono altri tempi, e chi critica – anche a livelli professionali – dovrebbe farsi un giretto nelle “postazioni cronaca” per capire le condizioni in cui spesso si lavora per raccontare le partite, e intanto, tra mille input e situazioni di disturbo, si deve parlare, parlare in continuazione, perché la radio non ammette silenzi. A rilevare gli Ameri, Ciotti, Ferretti, Pasini, Valentini, negli anni sono arrivati Bruno Gentili(ora in Tv), Emanuele Dotto, Francesco Repice, fino a Massimo Barchiesi, e molti altri, a dimostrare che la qualità è sempre alta.

Tornerò dunque ad ascoltare quella “scatola magica”, che soltanto con i suoni ci dà molte più emozioni e palpiti di replay da ogni angolo, movioloni e telecronache “sull’orlo di una crisi di nervi” anche per partite scialbe. E mi perdonerà la competente e bella Ilaria D’Amico, se alla sua voce talvolta un po’stridula, preferirò ancora quella pacata, beneducata ma decisa di un “ragazzo” di 73 anni compiuti, che si chiama Alfredo Provenzali. Ascoltando lui, sembrerà di tornare ai bei tempi andati, quando se la squadra del cuore non aveva vinto, invece di devastare stadi, auto, pullman e autogrill, ci si consolava con un vecchio brandy triestino.

Buon lavoro ai protagonisti di questa grande avventura.

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